effetto_barriera_sigillanti

L’effetto barriera dei sigillanti è opportuno per isolare i tessuti dentali dall’ambiente orale, interrompendo la catena batteri-carboidrati-terreno ricettivo, agente eziologico della carie, nei solchi e nelle fessure dei molari che, per la loro conformazione anatomica, non sono soggetti ad autodetersione e non permettono un’efficace controllo di placca batterica.

Case report
Si presenta alla nostra attenzione una paziente di anni 45, non fumatrice, che lamentava problemi di sensibilità sulle superfici dentali. Riferiva di avere una corretta igiene domiciliare, poiché era stata seguita e motivata all’igiene orale corretta in uno studio odontoiatrico durante una terapia parodontale non chirurgica, conclusasi in 2 sedute (Fig. 1).
Alla nostra visita di controllo, dopo aver usato il rivelatore fluorescente (Plaque Test Ivoclar), evidenziamo la placca con l’uso della lampada per polimerizzazione (Blue Phase Style) e mostriamo alla paziente che il controllo del biofilm batterico è inefficiente (Fig. 2) in diverse zone del cavo orale, in special modo nelle zone interprossimali e nelle zone dei retro molari.
Motiviamo la paziente all’uso di scovolini di diverse misure, personalizzando la scelta degli stessi in base all’ampiezza degli spazi interprossimali da pulire.
Indichiamo l’uso di un filo di ultima generazione GUM ORTHO (Fig. 3) che ha il vantaggio di avere due parti rigide, che aiuteranno a infilare il filo con delicatezza negli spazi, e una parte centrale spugnosa morbida che può essere imbibita di gel al fluoro.
Invitiamo la paziente a usare uno spazzolino monociuffo per arrivare meglio nelle zone dei retromolari e di pulire ogni sera la lingua con delicatezza. Vengono rilevati in cartella gli indici clinici di placca e sanguinamento e l’odontoiatra procede all’esame obiettivo dal quale si evince una distruzione dei tessuti dentali a carico del 16 e un rischio elevato per il 17, che presenta solchi e fossette profonde, già appena compromesse.

Vengono valutate: le zone di sanguinamento al sondaggio; dalle quali si deduce il grado di infiammazione della gengiva e l’entità della risposta infiammatoria; l’indice di placca presente, che è rappresentato da una percentuale molto alta soprattutto nel settori posteriori.
Si procede alla valutazione di eventuali tasche parodontali o recessioni.
Dopo aver registrato gli indici clinici di placca e sanguinamento, dal sondaggio effettuato non si evince presenza di tasche. Viene eseguita una radiografia (Fig. 4) che conferma la presenza di un dente devitalizzato in maniera incongrua e un alto grado di distruzione dentinale, per cui si procede al trattamento preventivo del 17. Viene utilizzata la video camera CS 1600 carestream, che identifica lesioni cariose incipienti durante lo screening video, utilizzando segnali visivi e audio personalizzabili per rivelare in modo rapido e sicuro le sospette lesioni incipienti nei solchi e sulle superfici lisce.
Le immagini a forte impatto, unite ai livelli numerici di quantificazione, hanno facilitato l’illustrazione del trattamento, hanno permesso di comunicare con chiarezza alla paziente i livelli di rischio della carie e hanno facilitato la compliance sull’opportunità di sigillare il dente (Fig. 5).
Si è passati alla decontaminazione del cavo orale con una seduta di scaling con utilizzo di ablatore mectron multipiezo pro, con modalità soft, che ha permesso una delicata profilassi sottogengivale, non comune a un tradizionale ablatore; la luce permette poi una visione migliore nelle zone retromolari. Sul touch screen è stata scelta la modalità perio scaler, in combinazione con la funzione soft mode (Fig. 6), per contenere il problema della sensibilità lamentata dalla paziente (Fig. 7).
È stata decontaminata la superficie occlusale del dente con air polishing (Mectron combi) e polvere di bicarbonato (Mectron prophylaxis powder) (Fig. 8); successivamente si registra con la video camera l’immagine decontaminata (Figg. 9, 10).

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Dopo aver lavato la superficie del dente da sigillare, sono stati inseriti dei rulli di cotone ed è stata asciugata la superficie. Si è passati alla mordenzatura con acido fosforico al 37% (email preparator blau) (Fig. 11). Il sigillante scelto è Helioseal F, fotoindurente a cessione di fluoruri. Dopo la mordenzatura (Fig. 12) la superficie del dente è pronta per ricevere il sigillante, con la comoda siringa (Figg. 13, 14), dopo aver tolto eventuali eccessi con un pennellino, si passa alla fotopolimerizzazione (Fig. 15). A sigillatura completata (Fig. 16), si remineralizza il dente con uso di lacca protettiva al fluoruro di ammonio a 7700ppm (Fluor Protector S) (Figg. 17a, 17b). Alla paziente si richiede di migliorare la sua dieta, limitando gli alimenti cariogeni. Si fissano appuntamenti di richiamo ogni 3 mesi per monitorare l’efficacia del controllo del biofilm batterico, e per applicare le lacche al fluoro nelle zone a rischio di demineralizzazione. È stato consegnato alla paziente fluor protector gel a uso domiciliare, da usare una volta al dì come mantenimento, fino al successivo controllo (Fig. 18). Grazie alla comunicazione visiva attraverso l’uso della videocamera, è stato possibile poter motivare la paziente all’importanza di mettere sotto protezione, attraverso la sigillatura, il dente a rischio di carie.

 

Nota dell’autore
Alcune foto relative all’articolo sono state realizzate con una videocamera cs 1600 Carestream Dental, per questo motivo la definizione dell’immagine risulta penalizzata nella stampa. Questa procedura è stata volutamente scelta per coinvolgere il paziente durante tutta la pratica clinica attraverso le immagini che sono state visualizzate e archiviate dalla videocamera.

Fonte: http://www.dental-tribune.com/articles/specialities/dental_hygiene/14003_effetto_barriera_dei_sigillanti.html

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