Prevenzione della patologia cariosa: la sigillatura dei solchi

Le superfici dentali che anatomicamente presentano profondi solchi e fossette sono particolarmente vulnerabili all’insulto della carie (Welbury, 2004); la loro complessità morfologica (fig. 1) favorisce l’accumulo di residui di cibo e placca batterica e la sigillatura è una misura preventiva primaria che fornisce a queste zone una barriera fisica che impedisce lo sviluppo di lesioni cariose. Inoltre risulta ugualmente efficace come metodica di prevenzione secondaria nell’arrestare la progressione di lesioni cariose in assenza di segni di cavitazione.

Fig.1 – Complessità morfologica delle superfici dentali.

Caso clinico

Si presenta alla nostra attenzione una paziente femmina di 26 anni, con morfologia di solchi complessa e con elementi 1.6 e 2.6 già otturati. Decidiamo di eseguire le sigillature sulle superfici occlusali di 4.6 e 3.6. Ci serviamo della videocamera intraorale per coinvolgere la paziente mostrandole le immagini ingrandite dei solchi per motivarla a un particolare controllo dell’igiene in queste zone difficilmente detergibili.

Fig.2 – Applicazione della diga di gomma.

Selezioniamo fra i sigillanti il Control Seal (Voco), un prodotto altamente riempito e contenente fluoro, la cui caratteristica è la trasparenza, che permette un controllo costante del sigillo. Con un contenuto di riempitivi inorganici del 55% in peso Control Seal è l’unico sigillante che combina la trasparenza con la stabilità di un sigillante opaco. La sua trasparenza permette di monitorare nel tempo la superficie trattata sia a occhio nudo sia con strumenti diagnostici idonei come la fluorescenza laser, così che la potenziale carie possa essere diagnosticata anche sotto lo strato di sigillante.

Abbiamo applicato la diga di gomma (fig. 2), il cui impiego offre la garanzia di un campo operatorio asciutto, una riduzione dei tempi operativi e delle risorse. Prima di iniziare la procedura di sigillatura è doveroso eseguire un’accurata detersione del solco (fig. 3), in questo caso effettuata con semplice pasta pomice.

Fig.4 – Applicazione del mordenzante.

Abbiamo applicato il mordenzante per 20-30 secondi (fig. 4), risciacquato per lo stesso tempo con abbondante getto d’acqua e infine asciugato fino a far assumere alla superficie il tipico aspetto gessoso della mordenzatura.

Fig.6 – Polemerizzazione con lampada alogena.

Per applicare il sigillante (fig. 5) è necessario l’utilizzo di un microbrush e di uno specillo per dosarne la quantità e distruibuirlo correttamente lungo tutti i solchi facendo attenzione alla formazione di bolle all’interno del materiale. Importante lasciare il tempo alla resina di infiltrare il solco almeno 15-30 secondi. Abbiamo successivamente polimerizzato con lampada alogena per 40 secondi (fig. 6).
Segue rimozione della diga e controllo dell’occlusione.

 

Conclusioni

Fig.7 – Remineralizzazione.

In conclusione si è proceduto alla remineralizzazione dello smalto con Remin Pro (Voco), a base di fluoro, idrossiapatite e xilitolo che consente di mantenere una flora batterica bilanciata ed evitare un’aggressione dalle parti acide contenute nella saliva (fig.7).

 

 

 

 

Autori:
Gianna Maria Nardi, Prof. aggr. (Ruc), Università Roma Sapienza,
Elena Mele, Master in tecnologie avanzate nelle scienze di igiene orale,
Giuseppe Rocca, igienista dentale
Alfonso Santonicola, Master in tecnologie avanzate, presidente Unid Campania
Articolo pubblicato sulla rivista Dental Journal.