Protocollo di igiene domiciliare «tailor made»  nel paziente in terapia ortodontica fissa

Durante il trattamento ortodontico le terapie proposte al paziente sono molteplici e sono composte da materiali che modificano la microflora batterica e creano spesso non poche difficoltà oggettive per un utilizzo efficace di strumenti di igiene domiciliare che comunque richiedono una certa manualità. Ancora oggi purtroppo c’è la tendenza alla standardizzazione dei trattamenti operativi di prevenzione. Infatti la personalizzazione del trattamento si esaurisce con la preparazione di un kit di strumentazione domiciliare ortodontica e l’indicazione di tecniche di spazzolamento più o meno datate.

Per ottenere adherence ai trattamenti di igiene orale è opportuno invece preparare dei protocolli operativi personalizzati e condivisi con il paziente, seguendo un approccio di concordance. L

Fig.1 – Presenza di biofilm batterico.

a filosofia operativa “tailor made” (Nardi et al. Università di Roma Sapienza), nasce dalla intersezione con la valutazione della tipologia caratteriale e della destrezza di ogni singolo paziente nelle pratiche di igiene orale, che prevedono in maniera obbligata la cura dell’igiene degli spazi interprossimali e degli apparecchi ortodontici. Non è necessario suggerire movimenti dello spazzolamento, ma una scelta condivisa con il paziente delle tecnologie più adatte alla situazione clinica, all’anatomia dentale, agli spazi interprossimali e alla tipologia degli apparecchi ortodontici fissi o mobili che sono stati scelti per la terapia. Parliamo di una esatta personalizzazione e condivisione con il paziente di protocolli professionali e domiciliari “cuciti addosso” alle sue specifiche esigenze cliniche e non solo.

Caso clinico

Fig.2 – Lieve infiammazione in siti interprossimali.

Si presenta alla seduta di controllo un paziente maschio, di anni 30, in cura ortodontica per la correzione di una malocclusione di II classe con morso profondo, secondo la tecnica straight-wire.
Si rileva con utilizzo di videocamera Soprocare (Acteon) la topografia della presenza di biofilm batterico (fig. 1) e lieve infiammazione in pochi siti interprossimali (fig. 2), mostrandoli al paziente dal monitor del computer collegato alla videocamera. Rilevando gli indici clinici, è stato riscontrato un indice di placca del 31%: un valore soddisfacente per un paziente in terapia ortodontica fissa. Visto il buon punto di partenza, si è deciso di concentrare l’attenzione sulla terapia igienica domiciliare, rimandando quella professionale alla visita successiva, per convincere ancora di più il paziente dell’importanza del mantenimento domiciliare.

Figg.3 e 4 – Scovolini GUM Trav-ler e GUM Soft-Picks.

Intervistandolo sulle sue abitudini domiciliari è emerso che non voleva cambiare lo spazzolino in uso prima del bandaggio (GUM Technique Pro, Sunstar) con uno spazzolino ortodontico, ma necessitava di trovare un’alternativa al filo in quanto l’uso risultava scomodo.
Con l’ausilio delle immagini della videocamera è stato perfezionato l’utilizzo dello spazzolino GUM Technique Pro direttamente nel cavo orale del paziente e sono stati individuati gli scovolini più idonei per misura agli spazi interprossimali (GUM Trav-ler e GUM Soft-Picks, Sunstar) (figg. 3 e 4) e ne è stato mostrato l’utilizzo.

Fig.5 – Diario Ortodontico.

Come supporto al protocollo domiciliare “tailor made” è stato consegnato il Diario Ortodontico (fig. 5). I suoi contenuti sono stati condivisi con il paziente, con l’intento di lasciargli un valido promemoria e una guida in caso di difficoltà, ma anche uno strumento per monitorare l’andamento della sua terapia.
Per lenire il fastidio procurato da lievi irritazioni della mucosa causate dai legamenti metallici dell’apparecchio ortodontico è stato consigliato l’utilizzo di cera ortodontica (GUM Ortho wax, Sunstar) da applicare al bisogno sulle parti dell’apparecchio che provocavano attrito con le mucose.
Per il controllo chimico della placca è stato invece suggerito l’uso di un collutorio specifico con fluoro (GUM Ortho, Sunstar).
Alla visita di controllo successiva, un mese dopo, sono stati rilevati nuovamente gli indici clinici ed è stato riscontrato un indice di placca del 16%.

 

Autori: Gianna Maria Nardi, Prof. aggr. (Ruc), Università Roma Sapienza; Silvia Sabatini, igienista dentale, Master in tecnologie avanzate nelle scienze di igiene orale; Fabio Scarano Catanzaro, odontoiatra libero professionista in Bari
Articolo pubblicato nella rivista Dental Journal.